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a cura di Giuliana Gay Eynard


Arturo MARESCALCHI

1° Presidente Onorario dell’Accademia della Vite e del Vino

   Nato a Baricella, in provincia di Bologna il 30/10/1869, si associò subito alla proposta della creazione dell’Accademia, adombrata al Convegno nazionale vitivinicolo tenuto a Siena nell’agosto 1946 e formalizzata al successivo Convegno nazionale del 1947 sempre a Siena, come a Siena l’iniziativa fu concretizzata nel 1949.  
   Il 4 agosto alla cerimonia inaugurale dell’Accademia, il prof. Giovanni Dalmasso, appena nominato  Presidente, propose di nominare Arturo Marescalchi Presidente Onorario, in quanto “Maestro di noi tutti, e della viticoltura italiana”.
   Diplomatosi alla Scuola di Viticoltura e di Enologia di Conegliano nel 1889, andò a perfezionarsi a Bordeaux. La sua attività di ricerca iniziò all’Istituto viticolo di Parenzo e proseguì a Conegliano e poi a Bologna. Già nel 1892 promosse il 1° Convegno degli Enotecnici Italiani e fondò l’omonima Società. La sua passione per la divulgazione scientifica si estrinsecò a lungo con la collaborazione alla Biblioteca Agraria    Ottavi di Casale Monferrato. La collaborazione con la Casa agricola Fratelli Ottavi infatti durò parecchi anni: nel 1907 per esempio vide la luce la 3a edizione del Trattato teorico-pratico di viticoltura di Ottavio Ottavi, riveduta e ampliata da Marescalchi (la 2a risaliva al 1893, pochi giorni dopo la scomparsa dell’autore), mentre le nozioni più teoriche furono raccolte in un volume a parte  comparso a due nomi (Ottavi e Marescalchi) nel 1909. In seguito Marescalchi creò una sua impresa editoriale e un nuovo periodico “L’Italia vinicola ed agraria”.
   Partendo dalla Società dei Viticoltori monferrini, creata nel 1902, la sua attività divenne sempre più organizzativa ed anche politica tanto da essere eletto deputato al Parlamento nel 1910 in una lista di agricoltori. Membro della Camera per 4 legislature, passò poi al Senato. Per sei anni Sottosegretario all’Agricoltura, si batté per la tutela delle denominazioni d’origine di quelli allora chiamati “vini tipici”, per la lotta alle frodi, l’istruzione e la sperimentazione vitivinicola ed a favore delle Cantine sociali.
   L’importanza delle sue lotte per il settore agricolo fu tale che, pur avendo svolto la sua attività parlamentare durante il ventennio fascista, alla sua morte, sopravvenuta il 6 novembre 1955, il Governo ed il Senato si associarono al cordoglio della famiglia per la scomparsa di una persona che si era distinta, oltre che per la sua attività di studioso, per la rettitudine, la dedizione allo Stato e per le iniziative in difesa dell’agricoltura e degli agricoltori.
   Oratore formidabile e scrittore facondo, insieme a G. Dalmasso,  coordinò la monumentale “Storia della Vite e del Vino in Italia”, edita fra il 1931 e il 1937, riservandosi la parte relativa al “Folklore vitivinicolo”. Anzi negli ultimi anni, quando gli acciacchi lo tennero lontano dai convegni, ricorse sempre più alla parola scritta, mantenendo vivo il suo spirito tanto che ad 80 anni scriveva: “Come non tutti i vini invecchiando inacidiscono, così non tutti gli uomini invecchiando devono inacidire. Chi scrive ha cercato e cerca di non essere mai acido, di alimentarsi di quell’ottimismo, che è spesso criticato, ma che è fecondo”.

   

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